Dom. Lug 21st, 2024

 

Il Comune di Alba e la Giostra delle Cento Torri in collaborazione con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba sono lieti di presentare, venerdì 10 novembre alle 17.30, la mostra personale di Eugenio Tibaldi a cura di Angel Moya Garcia, dal titolo “Selfportrait”.

La mostra è stata voluta dal Comune di Alba e dalla Giostra delle Cento Torri per presentare in modo completo alla comunità e ai turisti della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba il lavoro di Eugenio Tibaldi che in questo stesso anno è stato l’artista designato per la realizzazione del drappo del palio. Un artista che, attratto dal rapporto fra economia e paesaggio contemporaneo, architettura e contesto sociale e, soprattutto, dalle relazioni tra dinamiche e forme della marginalità, sviluppa la sua ricerca artistica come un osservatore che dall’interno della società ne sottolinea le discrepanze, registrando gli impulsi esterni attraverso un costante ascolto dell’ambiente circostante.

Per la mostra nel suggestivo Coro della Maddalena, sono state scelte due opere emblematiche e fondamentali nella produzione dell’artista, accomunate dal fatto che sono stati realizzate in due momenti fondamentali della sua vita personale, in grado di trasportare il visitatore all’interno di un mondo intimo e visionario.

Nel loro dialogo creano una panoramica complessa, articolata ed esaustiva di come un fattore autobiografico possa e debba escludere qualunque autoreferenzialismo per farsi portatore di uno sguardo, una visione e un’istantanea collettiva. Potremmo tranquillamente definire questi due lavori come due autoritratti che si intrecciano, si sovrappongono e confluiscono nella propria definizione identitaria: Il primo si origina nell’interno intimo e domestico, mentre il secondo si proietta verso l’esterno, attraverso la contemplazione e l’interpretazione di un passaggio visto con gli occhi di un altro.

Nel primo lavoro “Untitled” sette bicchieri per la nutella, modificati e appoggiati ad un mobiletto da cucina, rimandano alla Vigilia di Natale del 2013 in cui insieme alla sua compagna hanno annunciato ai loro famigliari che aspettavano un bambino. La sostituzione sul tavolo imbandito dei bicchieri domestici e popolari, ex barattoli di nutella esauriti, con raffinati calici di vino, per fare il relativo brindisi, evidenzia come possiamo orpellare, ingentilire o addobbare la nostra identità, l’immagine che abbiamo e che costruiamo di noi stessi, senza intaccare una struttura che rimane ad ogni modo ancorata alle dinamiche quotidiane ed educative che ci costituiscono.

Nel secondo lavoro, “Architettura dell’isolamento”, l’attenzione si sposta verso il contesto che in un modo o in un altro ci determina, sia esso paesaggistico, sociale, economico o culturale. Poco dopo l’arrivo a Torino, Tibaldi trova un appartamento nobile in affitto nel centro della città in cui precedentemente una persona aveva passato gli ultimi dieci anni della propria vita, confinato e isolato consapevolmente. In una ricostruzione immaginifica del personaggio, l’artista lo vede immerso negli unici elementi che questa persona aveva invitato alla costruzione di un suo mondo personale ed avulso, ovvero libri ed oggetti storici. Una deriva, un ulteriore margine nel centro della città celato dalle persiane chiuse, che Tibaldi ha trovato al suo arrivo, in cui si decodifica un abbandono cognitivo di tutti i convenzionalismi sociali, un’apatia rispetto alle aspettative e una negazione a tutti i conformismi che le regole ci impongono. Una condizione mentale in relazione all’alterità in cui l’artista ritrova un futuro possibile a cui tutti potremmo essere assoggettati se sprovvisti dei meccanismi sociali o psicologici condivisi che ci permettono di condurre una vita all’interno di una gabbia che generalmente viene definita come normalità.

In questo lavoro, l’artista scolpisce l’arco delle alpi che circonda Torino attraverso il taglio maniacale, l’incollatura e la composizione in blocchi di circa 500 volumi enciclopedici prelevati da quell’appartamento tra altre migliaia di libri. Dai dorsi ancora visibili possiamo incontrare le enciclopedie che sono state il paesaggio sociale esposto nei saloni delle nostre infanzie come la Treccani, la Utet ecc . La penombra in cui è sommerso il lavoro inganna la percezione, ci richiede tempo per abituare gli occhi alle nuove condizioni. Solo una piccola luce al centro svela la materia, la forma, l’incompletezza o gli errori, ma allo stesso tempo distrae lo sguardo, disperdendolo nelle ombre e nei riflessi che ne crea e avvolgendo il visitatore in un panorama famigliare, ma che a stento riconosce.

L’appartamento, in cui attualmente risiede l’artista, testimonia la costruzione postuma del palinsesto concettuale di una scelta, una via possibile che esiste dentro ognuno di noi in cui si annulla qualunque concezione di spazio esterno, lasciandosi andare verso la totale scomparsa sociale.

In questo senso, la dimensione intima di consapevolezza e accettazione di sé e quella esteriore di proiezione nello spazio e nel tempo vissuto da un altro, porta Eugenio Tibaldi a comporre in questa mostra una dialettica in cui il confine è estremamente sottile. Un margine che implode verso il centro, che si dilata e contrae costantemente, e una periferia che si trasmuta all’interno dello sguardo in quegli aspetti intimi di ognuno di noi che tendiamo a celare nella penombra. Un margine pieno di sfumature e gradazioni che si rifiuta di rientrare in qualsiasi tentativo di definizione.

Emanuele Bolla, assessore al Turismo e Città Creative Unesco, e Luca Sensibile, presidente della Giostra delle Cento Torri, spiegano: «abbiamo fortemente voluto dare seguito alla collaborazione con Eugenio Tibaldi, autore del drappo del Palio di quest’anno, promuovendo una mostra che in un mese di apertura saprà sicuramente coinvolgere gli Albesi e i turisti che visitano la nostra città. Questa nuova iniziativa che si realizzata in collaborazione e nell’ambito della 93a Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba arricchirà l’offerta cittadina e sarà occasione di crescita culturale per la città. Siamo molto felici che Eugenio abbia accettato la nostra richiesta di esporre ad Alba e onorati che abbia voluto potare alcune sue opere iconiche che sapranno dare valore alla mostra».

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