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Per Confagricoltura Asti troppo basso il prezzo di partenza della nocciola fissato a Castagnole Lanze

Per Confagricoltura Asti troppo basso il prezzo di partenza della nocciola fissato a Castagnole Lanze

 

Trecento euro al quintale (6,8 al punto resa): è il prezzo di partenza della Nocciola Piemonte Igp per l’annata 2020, ufficializzato lunedì mattina a Castagnole Lanze in occasione della 161° Fiera della Nocciola.

Una quotazione che non ha soddisfatto pienamente i corilicoltori astigiani che speravano in un prezzo più remunerativo a fronte di un elevato livello qualitativo. «La qualità delle nocciole 2020 è tra le migliori che si ricordino. Non si rileva la presenza di cimiciato, grazie all’annata favorevole e al trattamento insetticida mirato. Le aziende che hanno effettuato la corretta concimazione hanno anche una buona pezzatura con un elevatissima resa alla sgusciatura», afferma Enrico Masenga, consulente tecnico specialistico di Confagricoltura Asti.

A differenza dello scorso anno i quantitativi della Nocciola Piemonte sono ritornati agli standard a cui eravamo abituati degli ultimi anni con una produzione totale media di circa 200 mila quintali su tutto il territorio provinciale: un risultato che è stato reso possibile da un favorevole andamento climatico e soprattutto da un’esigua presenza di cimice asiatica soprattutto nei mesi di giugno e luglio quando il frutto giunge alla sua completa maturazione. Un’inversione di tendenza rispetto allo scorso anno quando questo parassita, con il suo effetto distruttivo, aveva praticamente dimezzato la produzione piemontese.

Confagricoltura Asti esprime tuttavia un moderato ottimismo sull’andamento del mercato in favore dei propri corilicoltori, senza però risparmiare alcune critiche sulla quotazione iniziale. «Il prezzo ufficializzato a Castagnole Lanze è un prezzo di partenza che sembra destinato al rialzo, giustificato dalla qualità eccezionale della materia prima – dichiara Mariagrazia Baravalle, direttore di Confagricoltura Asti –. Considerando le previsioni di una grande quantità produttiva non vorremmo che ci fossero speculazioni da parte dell’intera filiera, considerata la richiesta sempre in aumento da parte delle industrie, che hanno i magazzini vuoti. Non riteniamo quindi giustificabile un prezzo inferiore ai 7 euro al punto resa. Auspichiamo quindi che il valore si allinei a quello registrato nel 2019».