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La Cerca e cavatura del Tartufo è diventata Patrimonio immateriale culturale Unesco

La Cerca e cavatura del Tartufo è diventata Patrimonio immateriale culturale Unesco

 

Una buona notizia di questa mattina, giovedì 16 dicembre, per tutto il nostro territorio riguarda la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” riconosciuta patrimonio immateriale culturale Unesco dal Comitato internazionale.

La candidatura ha avuto carattere nazionale e ha visto il coordinamento del Mninistero della Cultura con la partecipazione dell’Associazione nazionale “Città del tartufo”, Federazione nazionale associazioni tartufai Italiana, e da altri enti fra cui il Centro nazionale studi Tartufo.

Da tutto il territorio sono giunte dichiarazioni di soddisfazione per questo ennesimo riconoscimento dell’Unesco. Così si esprime Antonio Degiacomi, presidente del Centro nazionale studi Tartufo: «Il Centro studi è soddisfatto di aver contribuito al lavoro che ha raccolto un importante archivio di documenti e interviste ai tartufai, ha avvicinato tra di loro le città del tartufo e le associazioni dei cercatori di tutta Italia e ha accresciuto la sensibilità comune ai valori ambientali e culturali collegati al tartufo. Il riconoscimento Unesco farà conoscere nel mondo il fascino della cerca e cavatura del tartufo e sarà di sprone per continuare nel lavoro di coinvolgimento delle nostre comunità per il rispetto di natura, persone, animali».

Aggiunge Liliana Allena, presidente dell’Ente Fiera internazionale del Tartufo Bianco D’Alba: «Grazie a tutti coloro che hanno lavorato in questi anni per presentare questa candidatura, che è nazionale, con Alba che ha avuto un ruolo importante nel supportare la presentazione del dossier. La Fiera del Tartufo Bianco d’Alba è l’evento più rilevante a livello nazionale e internazionale nella valorizzazione del tartufo e in questo senso anche l’Ente Fiera ha avuto un ruolo importante: la nostra manifestazione, infatti, non si limita a vendere il tartufo, quanto piuttosto si occupa di proporre esperienze intorno a questo mondo, creando fascino e mistero e offrendo momenti unici da vivere.

Questo aspetto esperienziale, legato a quello culturale, punta a sottolineare le tradizioni del magico mondo della cerca e cavatura, che si tramandano di generazione in generazione, rendendo protagonista la comunità dei cercatori e il rapporto di questi ultimi con la natura e con il cane, che sono i tratti peculiari della candidatura e che hanno fatto sì che il tartufo italiano ottenesse questo riconoscimento. Siamo lieti di aver fatto parte di questo gruppo e di aver dato il nostro contributo all’ottenimento dell’inserimento nella lista Unesco»

Dichiara Mario Aprile, presidente dell’Unione associazioni trifolau piemontesi: «Quello di oggi è il riconoscimento di un rito che è un insieme di tradizioni costituite da gestione, capacità e complicità fra due protagonisti, l’uomo e la natura, che sono l’essenza della ricerca del tartufo. Siamo felici che tutto ciò sia rientrato fra i beni immateriali dell’umanità da conservare e da proteggere: di conseguenza il nostro impegno sarà ancora più volto a mantenere la ricerca del tartufo nelle sue forme più tradizionali di libertà e a trasmettere questi valori alle nuove generazioni di cercatori».

Foto Tino Gerbaldo per la Fiera internazionale del Tartufo bianco D’Alba