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L’intervista del mese. Tomaso Zanoletti: la politica è praticità e unione di intenti

L’intervista del mese. Tomaso Zanoletti: la politica è praticità e unione di intenti

Tomaso Zanoletti: la politica è praticità e unione di intenti

1977: esattamente 40 anni fa un giovane trentatreenne di nome Tomaso Zanoletti, classe 1944, diventa il più giovane Sindaco di Alba. A questa carica ufficiale ne susseguono numerose altre, fino alla nomina di Senatore nel 1994. In questi quattro decenni il “Senatur” cortemiliese, laureato in giurisprudenza e scienze politiche, avvocato e professore di scienze umane e storia, non è stato solo un politico, ma anche un uomo che ha saputo valorizzare, e che continua a farlo, il territorio di Langhe e Roero, con le sue eccellenze, a partire dal vino e dal tartufo. Ed ora, a 73 anni compiuti, continua la sua opera come Presidente della Enoteca Regionale del Piemonte, che ha sede nel Castello di Grinzane Cavour, monumento Unesco. In questa intervista ripercorriamo le tappe salienti della sua vita politica e di quella più privata, e guardiamo ai progetti per il territorio, di cui Tomaso Zanoletti è da sempre “Senatore”: un degno rappresentante consapevole delle nostre Eccellenze e di quel “sentimento di unione” che Langhe e Roero sanno esprimere.

Una vita per la politica applicata al territorio: come nasce questa passione da giovane?
«La politica è sempre stata una mia attitudine. Fin da ragazzino seguivo le vicende politiche in radio, televisione, sui pochi giornali che circolavano a Cortemilia. Poi al Liceo Classico mi piaceva molto la storia, nella quale la politica rientra sempre. Poi ad Alba mi sono inserito negli ambienti del movimento giovanile della DC, ed in poco tempo ne sono diventato responsabile. Sono stato segretario, assessore e, infine, sindaco di Alba, e così ho iniziato la mia carriera politica basata molto sulla praticità e sui fatti».

L’elezione a Sindaco di Alba nel 1977: per tredici anni ha fatto e visto crescere la Capitale delle Langhe. Cosa ricorda di quel periodo in cui era un giovane rampante politico?
«Diventare il più giovane Sindaco di Alba è stata una grande emozione e mi sentivo addosso una grande responsabilità perché per me essere primo cittadino significa avere una posizione di primo piano. Mi sono impegnato veramente tanto, ho sempre cercato di essere disponibile con i cittadini, ho avuto la fortuna di lavorare con una squadra che ha sempre cercato il bene comune.
Fare sentire la presenza del Sindaco agli albesi è stato importante, perché la politica giusta è quella pratica. E questo approccio è piaciuto anche ai miei collaboratori con cui facevo parecchie giunte. Pensi il gruppo consiliare si riuniva due volte la settimana, soluzione impensabile ai giorni nostri.
In questi tredici anni abbiamo avuto modo di ammodernare Alba sotto vari aspetti e, soprattutto, di renderla “Capitale delle Langhe”, vero punto di riferimento per il territorio.
Gli interventi che ricordo con orgoglio sono stati: la potabilizzazione delle acque del Tanaro, la risoluzione dei problemi di viabilità in Corso Europa, il collegamento tra il vecchio ponte e quello che sarebbe poi stata la tangenziale da via Pietro Cillario e via Vivaro, il cavalcavia che collega il centro con Corso Piave e Corso Europa, il rifacimento di Corso Langhe, ed i marciapiedi in Corso Cortemilia.
Siamo intervenuti per piazza Cristo Re, per l’attuale piazza Cagnasso, il grande parcheggio della Ferrero, piazza Rossetti, aree verdi e posti auto vari.
La crescita della società passa anche per lo sport: abbiamo completato il secondo e terzo lotto per l’impianto sportivo di San Cassiano, e la costruzione di quelli di quartieri Europa, Moretta e Mussotto, di cui vado fiero. Abbiamo costruito il Palazzetto dello Sport in Corso Langhe.
Per i servizi sociali: abbiamo migliorato la mensa comunale per scuole e operai, creato i centri anziani nei quartieri Centro Storico, Moretta e Corso Piave e anche mini alloggi per anziani. Attivato il Consultorio familiare, il centro medicina sportiva e l’area PIP. Per il tempo erano tutti interventi all’avanguardia in Piemonte. Per la scuola abbiamo assunto come Comune ben 22 insegnanti di sostegno per i diversamente abili, e inserito la linea del teleriscaldamento,come terza città d’Italia negli anni ‘80».

E ci furono altri settori di intervento?

«Ricorso la fatica per trasformare la Pro Loco di Alba in Ente Turismo, soluzione che permise la crescita delle manifestazioni sul territorio. Abbiamo costruito il Centro Congressi, il Centro Revisioni per i collaudi auto, il Palazzo del Tribunale.
Abbiamo dato un grande esempio di unione del territorio istituendo il Consorzio territoriale di depurazione acque reflue con gli impianti a Govone, il Consorzio per la metanizzazione dei 50 Comuni del territorio, ed il Consorzio per la raccolta rifiuti e discarica a Sommariva Perno, che già allora faceva fertilizzante e energia elettrica dal biogas. Dai soldi della discarica nacque l’attuale parco naturalistico del Roero.
Siamo stati molto attenti al centro storico di Alba e ad un piano regolatore generale che fosse equilibrato: l’approvazione senza voti contrari ne è stata la conferma. Per il lavoro abbiamo attivato il servizio Informa Giovane che al tempo era una realtà importante.
Nel mondo della cultura: la nuova sala Beppe Fenoglio, la nuova biblioteca civica, e gran parte del Teatro Sociale, poi ultimato dalle amministrazioni successive.
La scuola è la base della crescita della società: abbiamo dato la possibilità di studiare all’Istituto Civico Musicale, al Liceo Scientifico, al Liceo Artistico, ed all’Università per la tecnica enologica».

Qualche delusione o rimpianto?
«Rimpianti direi di no, ma una delusione su tutte c’è: la chiusura del Tribunale di Alba, pensando soprattutto alla decisione illogica che ha portato a rivedere la mappa della Giustizia in Provincia di Cuneo. Una decisione che non ha tenuto conto del bene comune per il territorio. Un episodio che mi ha portato a lasciare la politica, riflettendo sul modo di fare politica di questi ultimi anni, diverso da quello per cui ho lavorato tanto».
Nel 1990 va in Regione, trampolino di lancio per approdare nel 1994 a Roma: diventa Senatore. Come giudica ora quel periodo, fino al 2000?
«In quel periodo il mio progetto più significativo fu la battaglia contro l’Acna in Valle Bormida. Sono nato a Cortemilia e ricordo ancora oggi il colore dell’acqua e la puzza che emanava il fiume Bormida.
Riuscii a mettere insieme il territorio albese, e le manifestazioni di consenso non mancarono. E’ stata una pagina importante del mio lavoro per il territorio.
Nel 1993 ho accettato la candidatura per la corsa al Senato quando ero assessore all’agricoltura in Regione Piemonte, in un periodo di grande cambiamento all’interno della DC. Furono anni non facili ma riuscii ad essere eletto con ben il 27% di voti, quarto in Italia tra le new entry. Ho cercato di valorizzare il territorio nelle varie Legislature a cui ho partecipato, stando sempre attento nel portare avanti idee giuste per il bene comune, partecipando alla vita politica nel modo migliore possibile. Tra una vicissitudine e l’altra, nel 2002 mi ritrovo ad essere segretario regionale del neo partito UDC, nato dai vari partiti usciti da qualche anno dalla spaccatura tra la vecchia e la nuova guardia della DC. Mi votarono all’unanimità: un risultato che mi diede un’ulteriore spinta a proseguire la mia missione politica».

Fino al 2013 ha potuto dare il suo contributo a favore del territorio di Alba, Bra, Fossano e Mondovì come Senatore a Roma. Quali sono stati i traguardi raggiunti che lei ritiene i più significativi?
«Ho fatto 43 anni di politica e poi dopo il 2013 ho capito che quel mondo era cambiato, con troppi scontri e meno attenzione all’aspetto pratico della res publica.
Dei miei ultimi 13 anni ricordo con piacere e soddisfazione il mio ruolo di Presidente della Commissione Lavoro in un periodo cruciale per le varie riforme. Eravamo nei primi anni del 2000 ed esaminammo in prima battuta la riforma del lavoro, detta Legge Biaggi, che fu una buona Legge che tenne conto dei cambiamenti della società e delle sue nuove esigenze.
Lavorammo anche sulla riforma delle pensioni cercando di aggiornarla, e la cosa importante fu la novità dell’introduzione della previdenza complementare.
Una Legge che porta la mia firma è quella relativa alla Parità uomo/donna sul riconoscimento della maternità alle dirigenti d’azienda.
Per il territorio fu importante l’approvazione della DOC per i vini Roero, Roero Arneis, Roero Spuamente e Dogliani. Un traguardo raggiunto quando ero presidente del Comitato Nazionale Vini.
Nel 2013 ho chiuso la carriera politica a Roma e credo che il 98% di presenza in aula, i numerosi progetti di Legge, le varie presidenze nelle Commissioni possano essere dati significativi del mio impegno profuso in tutti questi anni».

Lei non è solo un uomo di politica: nella sua vita ha saputo valorizzare le Eccellenze del territorio. Chi è Tomaso Zanoletti, “Senatore” di Langhe e Roero, e non solo?
«La mia vita politica è sempre stata attenta al territorio: mi sono messo a servizio di Langhe e Roero per molti anni, e continuo a farlo ora nelle diverse iniziative in cui sono impegnato. Ho sempre creduto nell’unione tra i protagonisti e, quando questo c’è stato, devo dire che i risultati sono stati raggiunti, come ho testimoniato nelle risposte precedenti. Insieme ad altri siamo riusciti a fare crescere il territorio sotto vari punti di vista, ed abbiamo creato una rete di turismo che si è intensificata molto, raggiungendo risultati eccellenti che ora sono da mantenere e migliorare con iniziative sempre più nuove e con strutture moderne. Ho sempre cercato di proporre le nostre eccellenze eno-gastronomiche come ambasciatrici di un territorio da conservare e preservare, tanto affascinante quanto fragile, perché molto prezioso».

Lei è Presidente dell’Enoteca Regionale del Piemonte, che ha sede nel castello di Grinzane Cavour. Ci parli di questa sua avventura e di come vi muovete per valorizzare i produttori. (532)
«L’Enoteca Regionale del Piemonte da 50 anni è testimone del mondo del vino del nostro territorio. Seconda realtà in Italia, è da sempre punto di riferimento per l’enologia. Dopo il periodo positivo con Paganelli e De Giacomi (Ordine dei Cavalieri), l’Enoteca ha passato un periodo di stallo. Nel 2000 ho accettato la richiesta che mi fece Rossetto e ne sono diventato presidente. Grazie alla grande collaborazione tra istituzioni, e tra queste e varie associazioni, siamo riusciti a farle occupare il posto che merita tra le eccellenze d’Italia. In questi anni abbiamo, ad esempio, rifatto le cucine, l’atrio, il museo, rendendo l’edificio tutto nuovo, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Alba. Grazie alla Legge Mangia sono riuscito a fare investire ben 1.5 milioni di Euro (L’investimento totale è stato di oltre 2 milioni di Euro). La struttura nel Castello di Grinzane Cavour ospita anche l’Osservatorio Nazionale del Vino con la sala pedagogica, unica in Italia, in cui viene spiegato tutto il procedimento del vino, come bere moderatamente, e messi in evidenza gli effetti benefici di questa bevanda alcolica.
Ospitiamo anche l’Ordine dei Cavalieri de Tartufo Bianco di Alba, l’ONAF, e l’Unione dei Giuristi della Vite e del Vino.
Il ruolo centrale dell’Enoteca è quello di sensibilizzare le persone al mondo del vino ed alle nostre eccellenze, attraverso convegni, riunioni ed incontri, anche di livello internazionale».

Il Castello di Grinzane Cavour: una sede affascinante e strategica per l’Asta Mondiale del Tartufo. Qual è il suo pensiero su questo evento di portata internazionale?
«L’Asta Mondiale del Tartufo è un evento che negli anni è diventato sempre più seguito da tutto il mondo. Il metodo originale dell’asta, proposto da Bruno Ceretto, permette di unire il mondo in un clic, possiamo dire. Durante quella giornata il tartufo ed il territorio con i suoi vini sono sotto l’occhio del mondo mediatico, che segue con grande attenzione la nostra iniziativa. Io penso che il successo sia legato ai due fattori sui quali si fonda: fare conoscere i nostri vini, la cucina, il territorio, e la cultura attraverso il tartufo, e raccogliere fondi per uno scopo benefico. E questo avviene in ogni paese collegato a Grinzane Cavour durante l’asta. Noi abbiamo elargito contributi rilevanti all’Ospedale di Candiolo, siamo intervenuti per aiutare le popolazioni terremotate, abbiamo dato un mano per iniziative sul nostro territorio. L’Asta, come si può vedere, non si esaurisce alla semplice giornata in cui vengono messi i tartufi all’incanto, ma vive nel quotidiano, segnato dal profumo del tartufo e delle eccellenze di Langhe e Roero».

Tomaso Zanoletti: i suoi valori e le sue passioni, oltre la politica ed il territorio.

«Ho avuto una vita molto impegnata tra politica e lavoro personale (avvocato, insegnante, agente assicurativo), ho avuto la fortuna di avere una moglie che mi ha sempre seguito dandomi una mano, ed un figlio che mi appoggiato, anche sul lavoro. Sono riuscito a conciliare i vari impegni, basandomi anche sui valori che ho imparato da bambino. La mia era una famiglia semplice, guidata da un padre severo che mi ha insegnato l’onestà, la lealtà ed il senso del dovere tramite la religione, ed il rispetto degli altri. Ho sempre creduto nell’unione della comunità, e credo che alcuni risultati ottenuti siano frutto di tutto questo. Ho sempre studiato molto e, ancora oggi, sono appassionato di  lettura, storia, sociologia, scienze umane e religione. La cultura è alla base della crescita della società».

Un pensiero sul territorio che lei ha contribuito a fare crescere e qual è la sua visione del futuro.
«Il territorio albese ha un’economia complementare che è servita a superare anche la crisi che ha toccato l’industria in Italia alcuni anni fa. La crescita del comparto vino e del turismo hanno permesso di attutire il pugno della crisi. Vedo un territorio “prezioso e fragile”: prezioso per le sue eccellenze, e fragile proprio perché è talmente prezioso che bisogna fare attenzione nel preservarlo. Credo che la sensibilità in Langa e Roero non manchi, ma bisogna continuare a crescere a livello professionale e di iniziative. Il territorio ha raggiunto un livello tale che certe azioni non sono più sufficienti, bisogna “alzare ancora l’asticella”, anche con nuove strutture per accogliere certi tipi di eventi. Il punto fondamentale è: agire in sinergia, e non fermarsi al campanilismo che a volte prevale, ancora oggi. Per il futuro sono un po’ preoccupato solo per questo ultimo aspetto, ma fiducioso che, se la condivisione di intenti verrà posta come pre-condizione, il territorio saprà ancora regalare grandi soddisfazioni a tutti».